I robot prenderanno il mio lavoro?

I robot e il lavoro

I robot prenderanno il mio lavoro?

 

Nel corso degli ultimi anni si è parlato spesso di Rivoluzione Robotica, quella che secondo gli analisti dovrebbe cambiare il mondo del lavoro come lo conosciamo. Non a caso la Rivoluzione Robotica è stata spesso definita Quarta Rivoluzione Industriale, due termini intercambiabili che non modificano però il risultato di quello che, stando alle previsioni, dovrebbe generare un totale sconvolgimento delle nostre vite e del nostro futuro.

Se ne parla molto, ma in realtà non si sa ancora quale sarà l’entità di questa rivoluzione. Le domande infatti rimangono molte: la robotica modificherà davvero il nostro modo di vivere? Creerà nuovi posti di lavoro o li distruggerà solamente? Il mio lavoro sarà salvaguardato o sarò rimpiazzato da un robot/I.A.? Ci renderà tutti più ricchi o più poveri? Il dibattito è ancora acceso e le risposte eterogenee. Ad esempio, secondo uno studio del 2013 svolto all’Università di Oxford da Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne, circa il 47% di tutti i lavori negli Stati Uniti sono a rischio automazione.

Fortunatamente però un sito viene in nostro aiuto: Will Robots Take My Job? Il sito funziona così: digitando nella barra di ricerca il nostro lavoro, o un qualunque lavoro di cui siamo curiosi di conoscere le sorti, il sito ci rimanda ad una percentuale che indica la probabilità di automazione. Spinti dalla curiosità e dalla voglia di sapere se dobbiamo cambiare lavoro, abbiamo fatto qualche ricerca ed ecco i risultati:

Gli scrittori e gli autori possono ritenersi fortunati, il rischio di automazione della loro professione è fermo al 3,8%. I cameraman invece devono cominciare a guardarsi le spalle: il sito indica un rischio di automazione molto elevato che arriva al 60%. I numeri risultano ancora peggiori per gli operai industriali, infatti il sito indica questa categoria di lavoratori come “doomed” (destinati): il rischio di automazione del loro lavoro è assai elevato e si attesta al 92%. I montatori video vedono un rischio del 31% mentre i fotografi solo del 2.1%. Ciò sta ad indicare che per alcune mansioni artistiche, la mano dell’uomo risulta essere ancora fondamentale.

Un’altra categoria altamente a rischio è quella dei contabili. Il rischio di automazione del loro lavoro è del 94%. Anche i cuochi se la passeranno male, infatti il rischio di automazione del loro lavoro si attesta al 96%. Discorso differente per gli chef, la cui probabilità si ferma al 10%. Anche i piloti di volo hanno poco di cui preoccuparsi, il rischio che il loro lavoro venga rimpiazzato da un robot o un’intelligenza artificiale è del 18%. Mentre i tassisti ed i conducenti di automobili hanno una probabilità dell’89% che il loro lavoro possa essere automatizzato.

Anche i manager correranno un piccolo rischio di vedersi sostituiti, nel loro caso la probabilità si attesta al 25%. Per gli analisti di mercato il rischio è ancora più elevato, essendo attestato al 61%. Situazione ancora peggiore per l’impiegato medio, infatti chi in ufficio svolge un lavoro molto generale e non specifico ha una probabilità del 96% di veder rimpiazzata la propria professione. Nessun problema invece per i medici ed i chirurghi, il cui rischio di automazione si ferma al 0,42%.

Il sito offre un quadro generale di quello che potrebbe essere il futuro, e per quanto possa essere preso come un gioco, indica però un trend che in realtà va avanti da anni.

Tutti quei lavori che richiedono sforzi meccanici, automatismi, analisi numerica e gestione di dati, verranno facilmente sostituiti dall’intelligenza artificiale. Anche i lavoratori che svolgono compiti troppo generici e poco specializzati correranno il rischio di essere rimpiazzati dalla robotica.

La verità è che molto probabilmente la rivoluzione robotica, se mai avverrà nelle modalità apocalittiche che molti descrivono, non modificherà completamente il nostro di modo di lavorare o la nostra economia, ma più semplicemente spingerà l’Occidente a focalizzarsi sempre di più sui servizi e sulla specializzazione del lavoro. E perché no, magari anche sulla qualità della vita.



Pubblicato il: 20 giugno 2018 alle 12:03 pm